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Maria Grazia Rosin

 
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Maria Grazia Rosin, nata a Cortina d’Ampezzo, vive e lavora a Venezia.

Frequenta l’Istituto d’Arte a Cortina e studia con Emilio Vedova all’Accademia di Belle Arti di Venezia, dove si diploma in pittura nel 1983.

Nel 1992 invitata dalla Fondazione Bevilacqua La Masa, in collaborazione con i maestri soffiatori è introdotta alla conoscenza della materia vetro. A partire da questa esperienza, poi replicata in numerose altre mostre, l’artista affianca alla  bidimensionalità visionaria delle sue grandi tele, le potenzialità plastiche del vetro, che diventa nel tempo la principale forma di sperimentazione creativa, in un rapporto  privilegiato con le fornaci e i maestri di fama internazionale attivi a Murano.
 
Nel 2007 a Venezia con la mostra Gelatine LUX concepisce un progetto site specific a Palazzo Fortuny. Straordinario per  qualità estetico – visuali, le opere, in equilibrio creativo tra arte e design, coniugano le antiche tecniche dei maestri artigiani con tecnologie complesse quali il controllo qualitativo della luce, delle immagini digitali e dei suoni elettronici. L’artista in quest'opera cerca di evocare il sogno di un mondo fatto di interconnessioni. L'installazione è concepita come un unico grande organismo vivente, composto di figure aliene bioluminescenti di materie digitali e sonore che ne costituiscono il sistema nervoso, una macchina sensoriale che emana energia che si trasforma: quella della materia in luce, quella del suono in  fonti  multiple in movimento. È un percorso a ritroso, fino alle origini primarie della vita ma anche  dell’ispirazione dell’artista, che coinvolge il visitatore in una dimensione onirico-immaginativa. 
Forme primitive ed eterne, creature biomorfe sfuggite a sperimentazioni genetiche evocano abissi oceanici e spazi siderali extraterrestri, sono immerse in un movimento accelerato come d’acqua, di plancton, di pulviscolo di pianeti.
Un universo visionario ma ordinato da un sottile equilibrio, in cui lo spettatore si immerge entrando nel lessico dell’artista.
L'idea unificante che emerge da questo  modo di "raccontare" di Maria Grazia Rosin è che ogni organismo è la sintesi finale di un affascinante processo di metamorfosi consequenziali, mentali e non, dal naturale all'artificiale.

L’esposizione, in fase embrionale, é nel 2003  al Caffe’ Florian di Venezia e nel 2006 alla Galleria Caterina Tognon Arte Contemporanea sempre a Venezia. Con opportuni specifici riadattamenti installativi e sonori la mostra viene accolta in importanti musei internazionali nel 2008 al National Glass Centre di Sunderland UK, nel 2009 al Carnegie Museum of Art Pittsburgh USA, alla 53° Biennale d’Arte di Venezia, all’Experience Music Project Science Fiction Museum (EMP SFM) di Seattle USA, e ultima tappa nella Basilica Cistern Yerebatan di Istanbul (2010).